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La riforma del Credito Cooperativo è legge

palazzoghetti

La riforma del Credito Cooperativo è legge

09:23 03 May in Economia, Soci

È stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 14 aprile scorso la legge n. 49 di riforma del Credito Cooperativo italiano. 
Il 6 aprile, con 171 voti favorevoli, 105 contrari ed un astenuto, l’Assemblea del Senato aveva approvato la legge in via definitiva, senza modifiche rispetto al testo licenziato dalla Camera dei Deputati il 23 marzo, al termine di un approfondito dibattito e confronto in sede di Commissione Finanze. 

Federcasse aveva potuto confrontarsi con i parlamentari – ed avanzare le proprie proposte di emendamento al Decreto legge del Governo del 10 febbraio – nell’ambito di due distinte Audizioni che si erano tenute il 29 febbraio presso la Commissione Finanze del Tesoro della Camera e l’8 marzo davanti alla Commissione Finanze e Tesoro del Senato. 

La nuova legge modifica sostanzialmente il Testo Unico Bancario e le norme collegate nella parte relativa alle Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali. Ed accoglie nella quasi totalità le proposte contenute nel progetto di “autoriforma” del Credito Cooperativo. 

Per questo, in una nota stampa diffusa nello stesso pomeriggio del 6 aprile, Federcasse aveva parlato di “consapevolezza ed orgoglio” per il risultato raggiunto, per nulla scontato nel metodo e nel merito. In ogni caso, di un “passaggio epocale”. 

La riforma che si andrà adesso ad attivare – fissata la cornice normativa – conseguirà l’obiettivo di rafforzare ulteriormente il sistema delle BCC, che aderiranno ad un Gruppo Bancario Cooperativo con una Capogruppo avente forma di spa (con almeno 1 miliardo di euro di patrimonio) del quale avranno almeno la maggioranza. Le BCC manterranno i caratteri distintivi della autonomia e della mutualità (il numero minimo di soci passerà da 200 a 500, con un massimo di 100 mila euro di capitale detenibile da ciascun socio) ma, soprattutto, resteranno “banche di persone”. Sarà il “contratto di coesione” – tarato su parametri di meritevolezza – a definire le modalità di controllo che la Capogruppo del nuovo Gruppo Bancario Cooperativo eserciterà sulle singole BCC. 

Per quanto riguarda il tema molto dibattuto in fase di confronto parlamentare (e sui media) della clausola di trasformazione (way out), è prevista la possibilità per le banche che non vogliano partecipare al Gruppo Bancario Cooperativo e con patrimonio netto superiore ai 200 milioni di euro al 31 dicembre 2015, di poter presentare – entro 60 giorni dalla entrata in vigore della legge – istanza per il conferimento ad una spa dell’attività bancaria, anche insieme ad altre banche con patrimonio inferiore. In questo caso, dovranno lasciare le riserve indivisibili in capo alla cooperativa “conferente”, che dovrà proseguire l’attività mutualistica, nonché versare un importo pari al 20% del patrimonio netto. 

Altre previsioni di legge ispirate alle richieste del Credito Cooperativo sono la riconosciuta specificità delle Casse Raiffeisen che potranno costituire un proprio Gruppo Bancario in raccordo funzionale con il Gruppo Bancario Cooperativo e, soprattutto, la costituzione di un “Fondo temporaneo” (fino alla costituzione del Gruppo Bancario Cooperativo) con l’obiettivo di accompagnare processi di consolidamento e concentrazione. 

Si tratta di una previsione di estrema importanza, in origine non era inserita nei “dieci” punti base dell’autoriforma, ma che si rende necessaria per gestire le criticità che si dovessero manifestare, visti i vincoli posti dalle norme europee e da alcune integrazioni delle stesse all’azione dei fondi di garanzia obbligatori (per il Credito Cooperativo, il Fondo di Garanzia dei Depositanti). 

Si apre ora la fase determinante della costruzione concreta del Gruppo Bancario Cooperativo, per la quale sarà centrale il confronto con le BCC e le Federazioni Locali da una parte, e con la Banca Centrale Europea, la Banca d’Italia ed ancora il Mef dall’altra. A questi ultimi due organismi è demandata – in particolare – la definizione della “normativa secondaria” (ad un decreto Mef, tra l’altro, è riservata la fissazione del numero minimo di banche per dar vita ad un gruppo bancario – in relazione soprattutto alla tutela delle specificità Raiffeisen; alla Banca d’Italia le Disposizioni di Vigilanza per definire i requisiti della Capogruppo del Gruppo Bancario Cooperativo, del contratto di coesione, del funzionamento delle garanzie “incrociate”, ecc.). 

A partire dal mese di maggio, Federcasse avvierà presso tutte le Federazioni locali incontri con le BCC per entrare nei dettagli della riforma e della riorganizzazione del sistema. Al termine di questo percorso, necessariamente accelerato nei tempi, vi sarà la celebrazione del XV Congresso Nazionale, orientativamente nella metà del mese di luglio, nel quale saranno ovviamente centrali il tema della riforma e della conseguente riorganizzazione del sistema